Le bollette del gas italiane sono le più care d’Europa e il consumatore deve già sobbarcarsi costi notevoli, a causa di una politica tariffaria sempre più esosa. Se poi, come spesso succede, le società fanno pagare consumi presunti, nettamente superiori a quelli reali, al danno si aggiungono le beffe.
E’ quello che sta capitando a molti consumatori e in particolare a Luigi Facchinetti di Trescore Balneario, che da anni è un cliente della Eas - Energia ambiente servizi s.r.l. - e che si è visto recapitare bollette del gas elevate, con consumi stimati ben superiori alla lettura reale del contatore.
L’ultima bolletta arrivata ammonta a 745 euro e si riferisce a un consumo stimato, al 30 aprile, di 33.952 metri cubi, quando la lettura del contatore al 20 luglio era di 33.771. In pratica la Eas, tre mesi fa, già calcolava un consumo superiore di 181 metri cubi rispetto all’ attuale.
«Il cliente è stato negli uffici della Eas di Trescore Balneario», racconta Eddy Locati, segretario generale di Adiconsum Bergamo, che ha seguito il caso, «e noi abbiamo contattato il call center, per evidenziare questa assurda anomalia, chiedendo che l’ultima bolletta venisse annullata, per emetterne una rapportata all’effettivo consumo di gas. Ma, fino ad ora, non c’è stato nulla da fare».
La Eas non ha neanche tenuto conto della lettura che il cliente ha lasciato presso la sede di Trescore Balneario, adducendo motivazioni insostenibili, per giustificare una richiesta di pagamento nettamente superiore al consumo effettivo.
«Abbiamo fatto presente che forse l’errore sta in un calcolo sbagliato del consumo stimato (comunque sballato rispetto ai consumi 2011 riportati in fattura): infatti i consumi reali, fino al dicembre 2009, erano ben superiori a quelli attuali, perché in casa viveva la moglie di Facchinetti, affetta da grave patologia e richiedente un maggior consumo di gas. Ma dal gennaio 2010, tale situazione è cambiata radicalmente, a causa del decesso della signora».
Insomma, nonostante l’evidenza dell’errore di calcolo del consumo stimato, la società pretende che il cliente paghi le fatture così come sono, per poi, solo successivamente, conguagliarle con il consumo reale.
«No, questa è una beffa bella e buona», conclude Locati, «e andremo fino in fondo per tutelare i sacrosanti diritti degli utenti».











