Vertici UBI Banca pronta la lista Fabi
Grandi manovre per il dopo-Zanetti

L’estate sta già finendo per i bancari del gruppo UBI, che si organizzano per primi e con ampio anticipo in vista dell’assemblea 2013, quella del dopo-Zanetti. A rompere gli indugi ci ha pensato la potentissima Fabi, 6.500 iscritti rispetto ai circa 19mila dipendenti totali, presentando le richieste minime perchè la candidatura sindacale non sia di opposizione ma di aiuto: rinnovamento della governance, 70 anni di età come limite per i componenti del Cda e un tetto massimo di due mandati. Fin qui si tratterebbe di una riforma a costo zero, una spending review indolore forse non per le persone, ma sicuramente per le casse del gruppo, senza nascondere che 21 consiglieri hanno un’età media superiore ai 71 anni e 3 sono ottuagenari. E la seconda richiesta della Fabi, quella sul piano industriale dato per imminente, che potrebbe risultare irricevibile per il management, aprendo così le danze assembleare: il sindacato si oppone infatti a cessioni, esternalizzazioni, licenziamenti e alla trasformazione da società cooperativa in Spa. Magari non tutti questi punti in blocco, ma un paio dovrebbero rientrare effettivamente nel piano dell’azienda, tanto che ieri diversi alti funzionari hanno seguito con attenzione la conferenza stampa organizzata alla Casa del Giovane: su tutti Andrea Merenda, numero uno alle relazioni sindacali del gruppo.
Comunque vada, dopo la prossima assemblea nulla sarà più come prima. Intanto c’è lo storico presidente Emilio Zanetti che uscirà di scena, lasciando un vuoto che dovrebbe essere colmato per vie interne da una vecchia conoscenda dei bergamaschi, Andrea Moltrasio, confindustriale di ferro, già numero uno in Via Camozzi 70, che sta conoscendo una seconda giovinezza professionale proprio all’interno del gruppo UBI, sia comde esponente del Consiglio di Gestione, sia come presidente della controllata Centrobanca. Un cambio epocale nel management, quindi, se si considera che anche il padre di Zanetti fu presidente della banca, allora soltanto Popolare di Bergamo, traghettandola durante i burrascosi anni del fascismo e della Seconda guerra mondiale. Alla lista elettorale ufficiale si potrebbe contrapporre il deputato e imprenditore Giorgio Jannone (Cartiere Paolo Pigna, Pdl), a capo dell’Associazione Azionisti UBI Banca, sceso in campo un anno fa a sua volta con intenti riformatori. Statuto alla mano, per candidarsi nel consiglio di sorveglianza servono 500 firme oppure lo 0,5% del capitale (oltre 11 milioni di euro di investimento), quindi non sono poche le squadre che possono iscriversi alla riffa UBI.
Per sottolineare la necessità di rinnovamento, la Fabi ha presentato uno studio decisamente approfondito, riclassificando i bilanci degli ultimi cinque anni: se ne è occupata una dipendente di UBI Factor e ne parliamo qui a fianco. Paolo Citterio, coordinatore di gruppo per la Fabi, ha richiamato la strigliata del governatore Visco alle banche, per dire che sembrava ritagliata su misura per le oltre 400 poltrone di UBI: «La crisi è forte, serviranno ulteriori sacrifici e tutti i lavoratori sono pronti a farli - ha dichiarato - ma prima chiediamo un segnale di austerità dall’alto: non sono più accettabili i ricchi compensi fissi per i nostri dirigenti, a prescindere dai risultati ottenuti. Tutto il sistema bancario si sta riorganizzando, in alcuni casi anche con soluzioni traumatiche - ha concluso Citterio - UBI non pensi a esternalizzazioni o a licenziamenti: con i necessari sacrifici tutti devono mantenere il posto di lavoro nel perimetro del gruppo». «Lo studio - ha commentato Attilio Granelli, segretario nazionale Fabi, riferendosi all’analisi di bilancio qui a fianco - evidenzia che sussistono ancora diverse carenze nella gestione del gruppo. Risultano, infatti ancora troppo elevati i compensi degli amministratori e i costi delle consulenze esterne a fronte di una redditività in netto calo. Per questo la Fabi, in vista dell’assemblea dei soci del 2013, chiede ai lavoratori di partecipare attivamente al voto. Solo così potranno avere voce in capitolo sulla scelta di un nuovo Consiglio di sorveglianza lungimirante e attento alle esigenze del personale e del tessuto produttivo locale. Come Fabi - ha concluso Granelli - sosterremo solo la lista che dichiarerà apertamente nel proprio programma sostegno all’occupazione, al territorio e allo sviluppo e alla crescita del Gruppo. Qualora i candidati non soddisfino le nostre aspettative, valuteremo se scendere in campo con una nostra lista».

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