La caccia all’assassino di Yara continua senza sosta. Mentre il legale dei genitori e la procura litigano sull’accesso agli atti, negato dal pm Ruggeri al consulente di parte (ma l’avvocato Pelillo ha già annunciato ricorso al gip), la raccolta del dna non si ferma. Sono ormai più di 13 mila i campioni raccolti in tutta la Bergamasca e non solo.
Ieri si è saputo che circa un mese e mezzo fa le ricerche si sono concentrate in una zona ben precisa, in media Val Seriana. Diversi giovani maschi sui trent’anni residenti a Casnigo, Leffe e in altri paesi vicini sono stati convocati in caserma a Clusone per essere sottoposti al prelievo di saliva tramite tampone. Tra i chiamati figurava anche il padre di uno dei giovani.
I carabinieri non hanno spiegato il motivo, se non che la convocazione era legata all’inchiesta sul delitto di Yara. C’è però un particolare su cui riflettere. Di solito la raccolta del dna viene effettuata dopo aver riscontrato, tramite l’analisi del traffico telefonico, la presenza di un soggetto nell’area di Brembate Sopra e Chignolo la sera del 26 novembre. C’è stato persino il caso di un pendolare chiamato al prelievo perchè il suo cellulare aveva agganciato la cellula di Chignolo mentre si trovava a transitare in treno da quelle parti in quei momenti in cui si perdevano le tracce di Yara.
Invece sembra che nessuno dei giovani seriani si trovasse nell’Isola bergamasca nelle ore in cui verosimilmente è maturato l’omicidio della tredicenne. Potrebbe trattarsi della pista che portava a credere di aver identificato un ceppo familiare, poi rivelatasi senza sbocchi significativi. Per qualche ragione, quella pista portava in Val Seriana. Ma sembra essersi persa nel nulla, come tante altre. E agli investigatori non resta che proseguire con il certosino lavoro di raccolta dei profili genetici, sperando di arrivare un giorno alla corrispondenza con le tracce lasciate dal presunto assassino sui pantaloni e sugli slip di Yara. Sempre che della sua firma si tratti. Tra chi indaga c’è infatti chi dubita anche di questo: le tracce organiche potrebbero infatti appartenere a una persona che non c’entra nulla con il delitto. Un amichetto di Yara, ad esempio. Nessuno ha infatti effettuato i prelievi di saliva sui bambini, anche solo per procedere all’esclusione di una simile ipotesi. La posizione delle tracce, secondo la pm, non lascia spazio a dubbi: le ha lasciate il mostro. Ma sarà davvero così?
La soluzione del mistero insomma è ancora lontana, anche perché le indagini tradizionali non hanno finora fatto luce su quanto accaduto quel maledetto giorno. La pista più credibile sembrava quella che aveva portato all’arresto di Fikri. Ma la pm Ruggeri ha rinnovato la richiesta di archiviazione della sua posizione: il gip Vincenza Maccora deciderà a breve.
Intanto le indagini sono state prolungate di ulteriori sei mesi. La pm Letizia Ruggeri avrà dunque tempo fino a giugno per trovare il bandolo della matassa. Ma con il passare dei giorni le speranze di scovare l’assassino diventano sempre più scarse.