SCIOPERO SVIZZERO: VIA LA PAUSA CAFFE'
Giro di vite. Nuovo regolamento interno alla Mall Herlan

seriate - Seri per carattere oltre che per dettame religioso (calvinista), gli svizzeri della Mall Herlan Italia srl mostrano di essere addirittura permalosi in tema di lavoro, facendo fede fino in fondo al cliché dell’operosità elvetica. A 24 ore dallo sciopero indetto dai lavoratori a sostegno del premio di risultato, il management ha infatti affisso in bacheca una durissima nota interna sul tema «Accesso distributori di bevande e caffè», firmata di pugno dal nuovo direttore di stabilimento Flavio Vailati. A far data da venerdì scorso, l’azienda ha disciplinato la pausa caffè sia nei reparti produttivi, sia negli uffici, stabilendo che non potranno assentarsi più di due persone alla volta e per lo stretto tempo necessario, evitando «assembramenti non consoni a un’attività produttiva e aziendale». I primi a farne le spese, secondo il tam tam interno, sarebbero quattro colletti bianchi dell’ufficio tencnico che, ignari del giro di vite, ieri si sono recati in compagnia a bere il caffè, ottenendo immediatamente una lavata di capo. Senza scadere nel melenso, ma va detto che da quando è nata la società, nell’agosto del 2009, i rapporti in via Comonte sono rimasti tutto sommato buoni, anche alla luce del disastro occupazionale (160 disoccupati fuori dai cancelli) scatenato dallo spezzatino della Frattini Spa. La quarantina di lavoratori riassunti dalla Mall Herlan srl ha sgobbato duramente in tutti questi mesi, riuscendo nell’impresa su cui aveva giocato tutte le sue carte la nuova proprietà: completare la c3000, macchinario di punta dell’azienda, la cui costosa progettazione era stata il colpo di grazia per la gestione di Federico Frattini. Adesso il prototipo della c300 è stato venduto a uno dei maggiori operatori del settore, il gruppo statunitense Exal, che nell’Ohio produce barattoli o lattine per conto di colossi come la Coca Cola, tanto per citarne uno. Sotto questo punto di vista, quindi, il personale dell’ex Frattini ha fatto la sua parte. Certo, mercoledì scorso c’è stato il primo sciopero nella (breve) storia aziendale che potrebbe avere guastato qualcosa in questo delicato meccanismo svizzero, tanto più che la Confederazione Elvetica vieta nel modo più tassativo le proteste sindacali, consentendole soltanto fuori dall’orario di lavoro. Se contro la manovra Monti avevano incrociato le braccia in quattro o cinque, contro il taglio del premio di risultato l’adesione si è invece ribaltata, con quattro o cinque dipendenti in fabbrica (1 solo operaio) e tutti gli altri fuori. Ma i giochi non sono finiti.
A quanto pare, il management guidato da Flavio Vailati vuole disputare un nuovo round con i sindacati, il 30 gennaio prossimo sul ring dell’ex Frattini. Vietati i colpi bassi, le testate e andare a bere il caffè in più di due alla volta.

Carlo Quiri

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