Nel quarto trimestre 2011, la base associativa di Confindustria Bergamo risultatava composta da 1.331 aziende e 85.500 dipendenti, dato da parametrare alle oltre 86.000 aziende attive in provincia, con circa 350.000 dipendenti che lavorano nel settore privato. La premessa è doverosa per capire quanto l’impatto della crisi abbia pesato sull’occupazione, perchè i dati di questa ricerca si riferiscono a un campione ristretto, per quanto largamente significativo. E se si guarda alle grandi imprese di Via Camozzi, quei 1.538 cassintegrati del terzo trimestre, diventati 5.412 nel quarto, sono tutto sommato cento volte più fortunati di quei colleghi che gli ammortizzatori sociali non li vedono nemmeno con il cannocchiale: stiamo parlando dei 1.112 assunti a tempo determinato, ai quali non è stato rinnovato il contratto nell’ultimo trimestre dell’anno scorso. Oppure dei 780 lavoratori somministrati, ai quali è toccata uguale sorte. Un altro aspetto notevole è che, di tutti i percorsi di ricollocazione avviati, soltanto una percentuuale minima va effettivamente a buon fine. Se tralasciamo per un attimo la chicca della battaglia con la Fiom Cgil, di cui parliamo a parte, sono questi gli elementi principali del nuovo Rapporto annuale sulle relazioni industriali in provincia curato dalla Confindustria Bergamo con SRI - Scuola di Relazioni Industriali.
Il dato occupazionale complessivo, precisa l’associazione, appare in leggera flessione rispetto al valore del 2010. In particolare nel terzo trimestre 2011 le riduzioni di personale (-358) e le cessazioni di attività hanno riguardato un numero significativo di imprese, in conseguenza di un forte rallentamento delle produzioni che è prevalso sui segnali di parziale ripresa produttiva e occupazionale riscontrati nei precedenti mesi. La tendenza alla contrazione degli organici si è attenuata nel quarto trimestre (-123 addetti), in concomitanza al subentro di un più massivo ricorso alle casse integrazioni ordinarie e straordinarie, passate dal 3% circa del personale al 10% circa.
I programmi di assunzione realizzati nel primo semestre 2011 dalle imprese associate sono stati contraddistinti dal ricorso a forme contrattuali non standard di breve durata, in ragione dell’incertezza dei carichi produttivi: nel 45% dei casi, si è trattato quindi di assunzioni in somministrazione, nel 30% a tempo determinato e il 6% con la formula dell’apprendistato. Nel secondo semestre i piani di assunzione sono stati fortemente condizionati dalla contrazione delle prospettive di recupero produttivo. In riferimento alla tipologia contrattuale di maggiore utilizzo, ovvero la somministrazione a tempo determinato, un osservatorio territoriale avviato nel 2011 con Adecco, GiGroup, Manpower, Methis e Open Job ha evidenziato, in occasione del passaggio dal secondo al terzo trimestre 2011, le oscillazioni riportate dal grafico, con punte superiori al -64% di missioni nel corso del periodo motitorato.
Anche nel 2011 gli interventi di riduzione di personale attivati presso imprese associate hanno comportato, nella quasi generalità delle situazioni governate da Confindustria Bergamo, l’offerta di strumenti di flexsecurity, ossia percorsi formativi con fondi pubblici disponibili, operazioni di comando-distacco per favorire la sperimentazione di nuove occasioni di lavoro, processi di outplacement individuale o collettivo, un sostegno economico aziendale integrativo delle erogazioni a carico Inps. Nonostante i segnali di ripresa produttiva, che hanno caratterizzato il primo semestre, le ricollocazioni effettivamente prodotte sono risultate complessivamente inferiori al 10% delle dichiarazioni di esubero «per una diffusa carenza - scrive l’associazione - di richieste del personale destinatario delle proposte». Sembra di capire che, per l’associazione, sarebbero gli stessi disoccupati a rifiutare un percorso di ricollocamento. Una campionatura effettuata nell’ultimo trimestre 2011 sulle istanze di proroga al 31/12/2011 delle integrazioni salariali in deroga ha evidenziato che, in circa il 50% dei casi, i percorsi obbligatori di politiche attive del lavoro previsti dalla normativa regionale (processi formativi o di supporto alla ricollocazione) non sono stati concretamente avviati dai lavoratori firmatari delle dichiarazioni di disponibilità.