Chissà su quale canale erano sintonizzati i leghisti di Villongo - cittadina in cui ha vissuto dai 4 anni in poi - e quelli di Sarnico, dove oggi risiede la sua famiglia. Perché, per loro, il duello televisivo consumatosi martedì sera deve essere stato parecchio arduo: guardare il film di Rai Uno di cui era protagonista il compaesano (e diretto, per altro, da Margarethe Von Trotta), oppure sintonizzarsi su Rai Tre per assistere alla puntata di «Ballarò» dedicata alla reunion leghista (in alternativa anche su La 7, con lo speciale condotto da Mentana e gli interventi di Belpietro e Travaglio, ma va detto che la rete più radical chic del panorama televisivo ha ancora parecchi problemi di ricezione in alcune zone dello Stivale)?
Ebbene, deve essere stato un dubbio amletico per loro, ma anche per tanti altri italiani: lo dimostrano le schizofreniche curve dell’Auditel - che più a zigo-zago di così non si può - e la battaglia sul filo del rasoio tra i 4.794.000 spettatori per il film prodotto da Claudia Mori e inserito nel ciclo «Mai per amore» e i 4.536.000 di «Ballarò». Insidiati anche dagli "altri": su tutti «The wedding date» di Canale 5 (3.562.000 spettatori, non male per la replica della replica); seguito da «Terrybilmente divagante», monologo con Teresa Mannino che il pubblico bergamasco ha potuto vedere l’8 marzo scorso (2.273.000 di telespettatori su Rai Due); «Tre uomini e una gamba» su Italia Uno (a quota 2.271.000), «Cast away» (1.848.000 su Rete 4) e lo speciale di Mentana (fanalino di coda con soli 914.000).
Interessante constatare come in realtà fino al primo nero pubblicitario fosse «Ballarò» ad avere la meglio sui contendenti: complici, come d’abitudine, le attesissime copertine di Maurizio Crozza, ma anche l’interesse per un’attualità dalla quale, però, dopo un po’ è meglio scappare.