Bonaiuto principessa al Sociale
Stasera l’attrice nei panni di Cristina di Trivulzio di Belgioioso

L’avevamo giustamente ribattezzata una stagione in rosa, ma - ironia della sorte - il titolo inaugurale era un tripudio di celeste (autore Niccolò Machiavelli; regia Ugo Chiti; cast quasi completamente maschile).
Finalmente la trentesima stagione di «Altri percorsi» mostra il suo côté femminile, con una brava attrice di cinema e teatro, nei panni di una donna astuta e determinata, che ben prima delle battagli femministe riuscì a ritagliarsi un posto nelle pagine dei libri di storia grazie alla sua intraprendenza (unita a una buona dose di fegato).
Anna Bonaiuto, questa sera al teatro Sociale (ore 21), nei panni di Cristina Trivulzio, principessa di Belgioioso.
Una «femmina sfacciata e impudente» (secondo il padre gesuita Antonio Bresciani), una «sanguinaria assassina» (la etichettò il governo austriaco), una «sfacciata meretrice» (citazione di papa Pio IX), una «bellezza affamata di verità» (la apostrofò il filosofo tedesco Heine), la «prima donna d’Italia» (scrisse di lei Cattaneo), «più impenetrabile della Gioconda» (affermò Balzac). Una creatura forte e contraddittoria, che sedusse con il suo charme e la sua forza d’animo illustri personalità dell’epoca: Fryderyk Chopin, Franz Liszt, Eugène Delacroix; fu amica di George Sand e di Adolphe Thiers, Victor Hugo e Alexandre Dumas, Saint-Beuve e Chateaubriand, Vincenzo Bellini e Gioacchino Rossini.
Nemmeno ventenne, la principessina iniziò a frequentare i movimenti di liberazione milanesi: una scelta che la costrinse alla fuga. A Parigi fondò «La Gazzetta Italiana» e, da lì, appoggiò il re Carlo Alberto e l'intervento del Piemonte, così come l'annessione della Lombardia allo Stato Sabaudo. La delusione per il "tradimento" di Carlo Alberto a Milano la fa avvicinare ai repubblicani: si unì ai patriottici della Repubblica Romana, adoperandosi giorno e notte negli ospedali durante l'assedio della città. Proprio qui, di fronte all'emergenza ed al caos degli ospedali romani, Cristina inventò una nuova categoria professionale: le infermiere.
Dopo un lungo esilio in Oriente, poté di nuovo tornare nella sua Milano nel 1857 e dopo quattordici anni morì.
«La belle joyeuse» è un monologo che, nelle parole del regista, Stefano Fiore, vuole suggerire la complessità della donna attraverso le tante maschere che indossò, capace di renderne la verità. «Una donna problematica, contraddittoria, egocentrica, ma assolutamente affascinante. Nessun intento agiografico, nessuna preoccupazione di risarcimento storico alla sua figura dimenticata, ma solo un flusso di frammenti, di ricordi, di visioni, di emozioni, nostalgie e l’orgoglio di una primadonna, che, al termine di una vita vissuta sotto il segno del coraggio, teme solo l’ultimo nemico: l’oblio, “una morte più orribile della morte”».
L’intensità di Anna Bonaiuto è la cifra stilistica necessaria per sondare le mille sfaccettature di una rivoluzionaria. Premio Ubu come miglior attrice nel 2003 (per «Sabato, domenica e lunedì» di Eduardo De Filippo), Coppa Volpi a Venezia (per «Dove siete? Io sono qui»), Nastro d'Argento e Premio David per «L’amore molesto», la Bonaiuto sarà protagonista di un altro appuntamento culturale nella Bergamasca: domattina, alle 10, leggerà le lettere di Etty Hillesum - giovane ebrea olandese morta ad Auschwitz - sul palco del Donizetti in occasione della Giornata della Memoria.
 
I biglietti per «La belle joyeuse» sono in vendita da 12,10 a 18,70 euro. Acquistabili alla biglietteria del teatro Donizetti.

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